11 aprile 2006

Pesantissimo

E' finita.
Anzi no.

E' finita per ora, una vittoria talmente risicata che nessuno ha voglia di festeggiare.
Sapendo che se avesse vinto quello là, invece non avrebbero ancora finito di strombazzare da stanotte. Adesso invece il nano da giardino e i suoi venditori di saponette vogliono il riconteggio così possono sentirsi come Bush in Florida, e si attaccano con le unghie alle regole (capito che faccia, si attaccano alle regole!!!) e "non riconoscono" finchè non ci sarà il riconteggio...
E' veramente il giusto finale di questo telefilm di serie B, stanno lì incattiviti a pestare i piedi perchè non hanno vinto e allora non gioco più, dopo aver sparato delle puttanate cosmiche come la richiesta degli osservatori Onu (anche se effettivamente, sono stati un governo da Repubblica delle banane...) e aver fatto l'ennesima figura di merda in mondovisione.

Ci hanno messo la pezza con l'arresto di Provenzano, "il capo della mafia" che il suo stesso avvocato dava per morto quindici giorni fa (e infatti è "morto"... non vale più niente adesso - sarà stato un messaggio per qualcuno?). Dopo soltanto 43 anni, dopo che se ne è andato e venuto come voleva dall'Italia, dopo che lo sono andati a prendere in un casolare a Corleone, dove probabilmente era sempre stato. E va bè, evviva, proprio oggi, che coincidenza.

Ma io voglio parlare ancora di questi che hanno votato in massa per quello là.
Il 60%, da queste parti. Ma io dico, ma come cazzo state?
Qualcuno l'ha fatto per convenienza, si sa che da quelle parti più che altrove prosperano omiciattoli che hanno come unico interesse il proprio portafoglio anche a costo di calpestare tutto e tutti - del resto quello là è uno di loro, non il più bravo, ma uno dei più immanicati da trent'anni a questa parte, e come in una bancarella del mercato aggiunge offerta su offerta, ci mette su l'ICI, poi la tassa sui rifiuti e poi chissà cos'altro, basta che mi lasciate fare i fatti miei e due soldi di elemosina ve li regalo, così potete giocare a fare i ricchi pure voi.

Ma gli altri?

E' quello, che è pesantissimo.
Quelli che votano per quello là perchè se no tolgono i crocefissi dalle scuole.
Quelli che votano di là perchè "sono per la famiglia", e dunque non vogliono lasciarla fare anche agli omosessuali.
Quelli ancora inquinati da cinquanta anni di lavaggio del cervello democristiano e clericale, quei vecchi ignoranti e rincoglioniti che hanno paura dei comunisti che controllano tutto, comprese ovviamente le banche, i giornali, le televisioni, e pure il microonde di casa tua...
e poi tutta questa sterminata massa di teste di cazzo che non sa, che boh, che quello là "parla bene", che si attaccano ad ogni minuta chiacchiera per non dover provare la vertigine inconsulta di azzardare una volta un accenno di cambiamento.
Perchè le enormità commesse da quello là sono troppo grandi, e nel loro cervello non ci stanno.

Non riesco a compatirli, ad aver pietà per come sono stati manipolati per anni, con tutti i mezzi, in ogni momento. Ma perchè gente che non capisce nemmeno la differenza tra chi governa e chi è all'opposizione, poi deve decidere la merda che mi devo ingoiare io per cinque anni?

Invece è andata come è andata, la legge elettorale che quello là ha fatto per buttare tutto all'aria gliel'ha comunque messa in quel posto - non è bello per niente, ma ci godo lo stesso, come vincere per un rigore che non c'era al 91°.

E adesso cosa succede? davvero quello là guiderà i suoi cittadini liberi all'insurrezione di piazza contro i brogli, fatti da chi non aveva nessuna parte nella gestione delle elezioni? Oppure bisogna verificare che gli italiani all'estero non siano in realtà una vasta rete di spie del KGB in sonno, pronte ad intervenire a un ordine di Fassino? O davvero è colpa del telefono che ha distorto i voti nel passaparola da seggi a prefettura? Ma i voti, non si registravano per iscritto in duplice copia?

Nessuno può dire di aver vinto, dice quello là.
Nessuno tranne me, vorrebbe dire.

E' questo che è pesantissimo.

08 aprile 2006

Che ansia

La canzone sulla notte prima degli esami l'hanno già fatta, ed è pure una delle poche che si possano ascoltare dal suo autore; la canzone sul giorno delle elezioni l'hanno fatta pure, e ci sono dentro alcune delle cose che mi piacciono tanto di come scriveva Gaber. Nessuno invece ha mai fatto niente su questa ansia da notte prima delle elezioni, che mi sta salendo.

Vai in giro, guardi la gente e pensi, per chi voteranno questi?
Com'è, come non è... mi sembra sempre che tutti andranno a votare per quello là e i suoi scherani.

Una volta pensavo che il popolo fosse magari lento, troppo indulgente, bonario, ma che alla fine sapeva da che parte stare, e nel momento di scegliere e di andare / sapeva benissimo cosa fare, tanto per tirare in ballo un'altra canzone che mi piace tanto.

Oggi non lo vedo, il popolo. Vedo la gente, con il numero di G che preferite, e la vedo incapace dei più elementari collegamenti logici, in preda all'idiozia più abissale, incapace di costruire i più semplici nessi causali - ad esempio, tra disastro economico di questo paese e delle nostre tasche, e chi ha condotto la politica economica e ha fatto le scelte decisive negli ultimi cinque anni...

E ho paura, una paura fottuta.

Vorrai mica che questi lo rivotano, a quello là e ai suoi domestici di palazzo?
E non sto parlando delle sciure e degli imprenditooori, ovvio che loro lo voteranno perchè a loro conviene - sto parlando di mia zia, sto parlando della signora del piano di sotto, insomma di quelli che le mazzate le hanno prese, i soldi in meno li hanno sentiti, le promesse non mantenute le hanno viste... Ma forse è proprio qui il problema, se uno è stato così microcefalo da credergli già una volta, che speranza c'è?

Parlo con gli amici, la gente del mio giro: tutti in ansia.
Tutti a decidere dove si va, dove espatriamo se dovesse ri-succedere.

Come devo fare?

Domani vado qua dietro, vicino al ponte della ferrovia dove una mattina mia nonna, andando a lavorare, ha trovato un ragazzo impiccato dai fascisti. L'hanno lasciato lì tutto il giorno, alla sera quando mia nonna è tornata c'era ancora. C'è ancora lì una lapide mezza nascosta in una aiuola. Diciannove anni aveva, 'sto ragazzo.

Vado a votare, e poi vado a trovare lui.
Che la mia ansia di stasera, rispetto a quella che ha avuto lui, non conta proprio niente.

06 aprile 2006

In video veritas

Quid est veritas?
Che cosa sia la verità, se lo chiedeva Ponzio Pilato e da allora in poi, un sacco di altra gente.
Oggigiorno poi, sembra che per ogni opinione ne esistano altrettante versioni opposte, tutte suffragate da numeri, dati, autorevoli testimonianze ecc.

Ci sono addirittura in giro degli imbecilli che sostengono che i lager nazisti non hanno ucciso nessuno, che Mussolini è stato il più grande statista del secolo, e altra immondizia simile, di solito basando le loro argomentazioni rasoterra sui soliti quattro autori negazionisti e dintorni.

Ma vorrei parlare di cose più piccole, del rumore di sottofondo che in questa povera Italietta degli ultimi anni si diffonde a partire dal chiacchiericcio televisivo, in cui tutto è uguale a tutto perchè tutto sta dentro lo stesso rettangolo illuminato.

La rete come sempre è una risorsa, è la comunità dei pensieri, e ogni tanto inciampi in un sito che è una boccata d'aria.

Mi è successo oggi, e dal titolo di questo blog sono rimbalzate altre due o tre righe del buon vecchio Vasco: è sempre stato facile fare delle ingiustizie, prendere e manipolare, fare credere, ma adesso state più attenti, perchè ogni cosa è scritta...

Eccoci qua, ogni cosa è scritta; e quando qualcuno poi si prende la briga di raccogliere e mettere in fila tutto, i conti tornano sempre.

Assicuratevi di avere installato nel browser il plugin per Flash 7, e poi accomodatevi:
in video veritas.

05 aprile 2006

Ancora un sogno, 38 anni dopo.



Grazie a WhiteLion che mi fa ricordare la ricorrenza: il 4 aprile del 1968 è stato ucciso Martin Luther King.


Vien bene, in questi giorni, ricordarsi del suo sogno.

A me fa impressione: quando avevo sei anni vale a dire nel lontanissimo 1978, in prima elementare quel sogno me lo sono ascoltato e riascoltato, nelle prove della recita che tutta la scuola ha preparato; e dato che in tv quell'anno c'era RADICI, ovvio che la recita scolastica fosse sulla vicenda degli afroamericani.

Se ci pensi un attimo, fa venir freddo: a sei anni, in tv c'era Radici, che in inglese fa Roots, mica una parola qualsiasi: insomma la storia di Kunta Kinte e di tutta la discendenza, raccontata dal suo pro-pro-pronipote Alex Haley -- e già questo è destabilizzante, in prima serata un telefilm che racconta cose da pazzi su quei santuomini degli yankees... E poi, tutta la scuola prepara per mesi una recita che diventa un'occasione per fare didattica tutti insieme, parlando di Luther King, di Malcolm X, delle Pantere, delle navi che partivano dall'Africa cariche di uomini e ne sbarcavano metà nel viaggio, in mare, morti...

In realtà non era tutta la scuola, ma solo le classi gestite da un gruppo di pericolosi insegnanti sovversivi che si era denominato Gruppo C, odiatissimo e infamatissimo da tutti gli altri, con ovviamente CL in testa e i preti a tuonare dal pulpito. Oggi... per una cosa del genere, si alzerebbero le barricate e si terrebbero a casa i figli, temo.

Ma intanto io lo so bene, cosa è capitato a Kunta Kinte e a tutti i suoi fratelli. Io che sapevo a malapena leggere, quella sera sotto Natale quando a inizio della recita, sono entrato in scena nel buio, vestito da schiavo e incatenato con altri dieci.

C'era una comunità, intorno a me: di mamme e papà e nonni, di altri bambini, di adulti venuti a vedere o a spiare - chissà se anche loro si ricordano così bene delle rosse colline della Georgia.

A me sono rimaste stampate, da qualche parte in testa. E oggi ho visto in giro il testo completo del Sogno, ed erano lì, ancora illuminate.

Ciao Martin, non sei da solo a sognare.

I have a dream that one day this nation will rise up and live out the true meaning of its creed: “We hold these truths to be self-evident, that all men are created equal”.

I have a dream that one day on the red hills of Georgia, the sons of former slaves and the sons of former slave owners will be able to sit down together at the table of brotherhood.

I have a dream that one day even the state of Mississippi, a state sweltering with the heat of injustice, sweltering with the heat of oppression, will be transformed into an oasis of freedom and justice.

I have a dream that my four little children will one day live in a nation where they will not be judged by the color of their skin but by the content of their character.

I have a dream today!

I have a dream that one day, down in Alabama, with its vicious racists, with its governor having his lips dripping with the words of “interposition” and “nullification” — one day right there in Alabama little black boys and black girls will be able to join hands with little white boys and white girls as sisters and brothers.

04 aprile 2006

Manica di coglioni


Dice quello là, non posso credere che ci siano tanti coglioni che votano contro il loro interesse.

Dice quello là, che la vita, le scelte, le decisioni, si fanno con in mente solo il proprio piccolo micragnoso interesse. Se quello là sapesse chi è, potremmo parlare a lungo di Guicciardini e del suo particulare, che rimane la malattia italiana più pericolosa. Ma stiamo su cose più semplici.

Siamo, noialtri che non voteremo mai per persone come quello là, una manica di coglioni.
E lui lo dice pubblicamente, presidente del consiglio in carica con tutti i sacri crismi eccetera eccetera.

Pensa te, noialtri crediamo che esista un bene comune, un livello più alto di quello dei portafogli e dei cervelli micragnosi di quei quattro commercianti italiani (i migliori amici dell'uomo...) che hanno applaudito felici alla battuta come negli studi di una qualsiasi televendita. Pensa te, crediamo che i coglioni siano proprio quelli che si fanno insegnare a stare al mondo da quattro veline e due leccaculo nei tg della sera.

Poi quello là batte i piedi e fa i capricci, se qualcuno lo offende dandogli dell'ubriaco che si attacca ai numeri come ai lampioni, e invoca il giudizio di dio contro la lesa maestà del suo ruolo di presidente del consiglio... pensa te, che bella faccia.

Mille volte meglio prendersi del coglione da quello là, che vivere nel suo orizzonte culturale, avere in testa come massimo pensiero la sua paccottiglia da 3x2, avere come massima aspirazione un qualche suo reality show...

Che omiciattolo, lui e tutti quelli che ancora gli vanno dietro...
omiciattoli, servi dei servi, gente senza coglioni.

03 aprile 2006

Rumesh: Muri puliti, strade sporche di sangue

Come si fa a restare zitti, davanti a una storia così?
Un ragazzo di 19 anni sparato in testa da un vigile urbano.
Te la vedi la scena?

Un ragazzo, in una macchina con altri amici.
La squadra speciale della Polizia Locale di Como, nucleo anti-graffiti che blocca la macchina, agendo in borghese, saltando fuori armi in pugno. In silenzio? Non credo, e posso immaginare urla, ordini, i ragazzi contro il muro.

Poi parte un colpo.

PARTE UN COLPO?
Ancora?

Non ne sono morti abbastanza, di ragazzi, in questo paese, per colpi partiti da pistole tenute in mano da gente con la qualifica di "tutore dell'ordine"?
Anche senza tutto lo squallido contorno, il ragazzo scappava, no non scappava, la sicura non era innestata, e tutte queste altre cazzate... non è ora di smetterla, con queste storie?

Sul web fervono le discussioni, vi lascio la gioia di leggere di persona tutte le dichiarazioni ufficiali e gli sproloqui, ad esempio su Vivereacomo.com e dintorni linkati, con le belle parole di un vigile urbano che non trova di meglio da dire (ai giornali locali!) che riguardo a Rumesh che non si è fermato all'alt, "chi è in difetto è in sospetto", dimostrando qual è lo spessore di chi gira armato per le strade delle nostre città...

A me bastano i cartelli dei ragazzi di Como: sono giovane, sparatemi in testa.

Perchè il problema è tutto lì, come ha dichiarato a radio Popolare Nadir, amico di Rumesh e presente in quella macchina quella sera. Non è per i graffiti. E' per la vita contro la morte delle nostre città.

La vita dà fastidio, la vita fa rumore, fa colore sui muri grigi.
La vita a 19 anni in una città di provincia - bello questo ossimoro: c'è dentro tutta l'Italia...
Ovviamente non si tratta di regolamenti più o meno restrittivi per i vigili urbani - rambo di Como; e neanche di regolamenti sugli schiamazzi notturni, sugli spettacoli all'aperto, sulla musica dal vivo e su tutto quello che mi viene in mente se penso ad un posto vivo.

Si tratta proprio del vecchio Tacito: Ubi solitudinem faciunt, pacem appellant.
Fanno un deserto, e lo chiamano pace.

E io ho sete e fame di vita e di giustizia.


02 aprile 2006

Ops, I did it...


Lo faccio? Non lo faccio?
E' meglio se non lo faccio, o se lo faccio così sono come tutti?
Ma tutti chi?

Siamo il paese più anti-tecnologico del mondo occidentale, riusciamo a far diventare un fenomeno di costume anche la normale inclinazione a scrivere un diario, in questo caso on-line -- non mi sento di stare seguendo una moda, ma solo una voglia mai spenta: quella di parlarmi addosso, di parlare del mondo e al mondo.

E dunque eccoci qua, questo è il mio blog.
Ci scrivo quando posso, ci scrivo quel che voglio, non sono politically correct, non sono un professionista delle idiozie via internet... sono uno che stava sui BBS col modem a 1200 bauds, figurati se me ne frega qualcosa di fare costume e pettegolezzo sul web.

Benvenuti a tutti, se ve ne frega qualcosa di quel che ho da dire.
Se anche voi avete questa antica malattia, di parlare del mondo con gli altri, siamo qui per questo.

salut.